🔷Gli stuntmen della trazione animale All’inizio del Novecento, prima che i motori a scoppio e le ruote gommate facessero la loro comparsa, il cuore economico di Urbino batteva al ritmo degli zoccoli e dello stridore del ferro sulle pietre. Chiunque dovesse far entrare in città quintali di legna, botti di vino, sacchi di farina o cisterne d’olio non aveva altra scelta se non affidarsi ai birocciari. Vero e proprio corpo speciale del trasporto locale, questi conducenti guidavano i caratteristici “birocci” — pesanti carri in legno dalle enormi ruote rinforzate — trainati da una o due paia di buoi oppure da cavalli da tiro d’imponente stazza. Ma per varcare Porta Valbona e raggiungere il mercato del centro, bisognava superare l’incubo di ogni carrettiere: la micidiale pendenza di via Valbona, un vero e proprio muro verticale pavimentato a ciottoli.
🔷Il brevetto della sabbia d’emergenza L’inverno urbinate trasformava questa salita in una lotteria. Bastava una spruzzata di brina, una gelata notturna o la classica pioggerellina che rende vischiosa la pietra per rendere la pavimentazione scivolosa come una lastra di ghiaccio. I cavalli, impossibilitati a trovare aderenza, finivano per piantarsi e il carico rischiava di retrocedere rovinosamente verso la porta della città. Fu così che nacque l’astuto sistema della sabbia d’emergenza. Lungo la via, dentro nicchie, dietro ai portoni o all’ingresso delle botteghe, venivano sempre tenuti pronti secchi e casse colmi di cenere di stufa e sabbia asciutta, posizionati strategicamente nei punti più critici dell’ascesa.
🔷L’aneddoto del biroccio incastrato Le memorie popolari ricordano ancora la leggendaria mattinata in cui un biroccio carico di botti d’olio si bloccò esattamente a metà della salita. Il cavallo guida, spaventato dallo slittamento, s’impuntò rifiutando di fare un solo passo in avanti. Il peso del carro minacciava di trascinare tutto verso il basso. Nel giro di pochi secondi, dai portoni di via Valbona uscirono a corsa bottegai, falegnami e persino le massaie con i grembiuli ancora sporchi di farina. Ognuno lanciò palate di sabbia sotto le ruote e attorno agli zoccoli, mentre tre giovani si aggrapparono con il proprio peso ai raggi delle ruote posteriori per fare da fermo naturale. Quando la trazione finalmente riprese e il carro scollinò verso la piazza, dalla via si sollevò un boato che sembrò far tremare le mura.
🔷Un tifo da stadio tra i vicoli Andare “su per Valbona” non era una semplice manovra di trasporto, ma un vero e proprio evento sportivo e sociale. I ragazzi dell’epoca si appostavano lungo la via per godersi la scena e fare le scommesse su quale birocciaro sarebbe riuscito a salire al primo tentativo senza dover alleggerire il carico. I guidatori più abili erano famosi in tutto il territorio: conoscevano ogni singola pietra della via e sapevano esattamente quando incitare gli animali con comandi vocali in dialetto stretto o quando far schioccare la frusta in aria solo per dare il ritmo. E quando la missione si concludeva con successo, la consuetudine imponeva una tappa fissa all’osteria più vicina, dove il birocciaro riceveva in premio un bel bicchiere di rosso offerto dai commercianti sollevati.